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Baggio, paese di carbonai
Trovar Baggio, un tempo, partendo da Pistoia, era come cercar l'ago in un pagliaio. Anche dal Montalbano ("i Poggi di sotto" come li chiamavano i baggesi) lo potevano appena intravedere aggrappato a cavalcioni su un poggiolo compreso fra le "Due Buri": quella di Lami e quella di Catigliana. Infatti fino agli anni cinquanta per recarsi a Baggio non c'era ancora la strada carrozzabile. Per raggiungere il paese bisognava percorrere una ripida mulattiera: l'antica Via Baiana che, attraversando le frazioni di Castellare e Salvanaccio, giungeva alla piazza principale. |
Oggi per arrivarci, superata Candeglia, si imbocca la nuova variante alla vecchia Via Crespole e Fabbriche ed in poco più di dieci minuti si arriva a Baggio.
Il lavoro di carbonaio è stato, fino agli anni sessanta, la principale attività di tutti gli abitanti del paese. In estate le famiglie si trasferivano alla "Collina". Costruivano una capanna e restavano lassù alla "macchia" a tagliar legna e a far carbone. Tornavano in paese all'inizio del mese di settembre per dedicarsi alla "roncigliatura" dei castagneti ed alla semina dei campi. Verso i primi di ottobre formavano le "compagnie" e partivano per andare a fare la "stagione" in Maremma. Questi gruppi di tagliatori e carbonai portavano con sé anche un ragazzetto di 13-14 anni, "il Meo", al quale erano affidati i lavori domestici: preparare la polenda, pulire la capanna, portare l'acqua ai carbonai che lavoravano nelle tagliate e tante altra attività normalmente svolte dalle donne. Per questo motivo la Proloco Baggio ha fortemente voluto il Museo del Carbonaio. Inaugurato nel maggio 2001, nato da un'idea del prof. Alberto Nesi, il museo è stato realizzato grazie a tutti gli abitanti del paese che hanno donato gli oggetti esposti, e dai volontari della Proloco che hanno curato l'allestimento. |
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